scegli la edizione di senzamargine
HOME CHI SIAMO REDAZIONE CONTATTI    
aree tematiche del mensile senzamargine
 
pulsante editoriale mensile senzamargine pulsante editoriale mensile senzamargine pulsante editoriale mensile senzamargine  
15/03/2010
Il coinvolgimento dei pari
Una risorsa nei progetti di prevenzione
di Ersilia Menesini
Docente del Dipartimento di Psicologia - Università di Firenze
I pari come “agenti di cambiamento”
Tra i modelli di intervento scolastico volti a ridurre i fattori di rischio e a promuovere la consapevolezza su comportamenti e stili di vita sani, ce n’è uno particolarmente interessante che si basa sulla possibilità di utilizzare i pari come “agenti di cambiamento”, facendo leva su quelle che sono le naturali attitudini comunicative e prosociali dei ragazzi, sulla loro capacità di provare empatia e di trovare strategie comunicative efficaci. Numerosi studi hanno dimostrato che i ragazzi sono capaci di inviare messaggi e di fornire modelli di identificazione molto più efficaci rispetto agli esperti. Possono inoltre costituire un valido aiuto per coetanei in difficoltà.
I modelli di Educazione tra Pari costituiscono una vasta classe di interventi che prevedono un percorso strutturato in cui alcuni ragazzi assumono progressivamente ruoli di responsabilità nel promuovere informazioni, dare sostegno e aiuto ai compagni. Questi modelli, oltre a far leva sulle naturali caratteristiche dei giovani di dare e ricevere aiuto, sollecitano competenze e prestazioni specifiche che possono essere potenziate in contesti di formazione e a partire da una struttura ed una organizzazione che a livello scolastico sostiene e supervisiona il progetto. D’altro canto è risaputo che i ragazzi e soprattutto gli adolescenti preferiscono di gran lunga parlare dei loro problemi con un compagno o con un amico piuttosto che con genitori, insegnanti o psicologi.
Esiste una grande varietà dei modelli di Peer Education, spesso definiti in funzione del ruolo che i peer debbono svolgere (ad es. si parla di peer education, counselling tra pari, mediazione dei conflitti, tutoring, mentoring). Nonostante la diversa definizione ci sono aspetti comuni che questi programmi condividono, quali:
 I ragazzi operatori sono in genere volontari, possono autocandidarsi o essere scelti dai compagni.
 I membri del gruppo hanno un ruolo fondamentale sia come destinatari dell’intervento, sia come parte attiva coinvolta nel progetto in qualità di operatori.
 I ragazzi operatori ricevono un training formativo su alcuni dimensioni e competenze sociali rilevanti nel ruolo di aiuto che sono chiamati a svolgere.
 I ragazzi operatori sono supervisionati e sostenuti nel loro compito dagli adulti – in genere gli insegnanti o altri esperti - in modo regolare e sistematico.
 Con il tempo i ragazzi operatori diventano sempre più coinvolti nella selezione, nel training e nella supervisione del progetto.
La Peer Education, in particolare, viene definita come la condivisione di informazioni, atteggiamenti o comportamenti da parte di un gruppo di ragazzi che agiscono con intenti educativi nel confronti del gruppo più ampio. Attraverso un training formativo e la selezione di individui particolarmente significativi è possibile attivare percorsi di formazione e ruoli positivi che possono agire come riferimento per il gruppo dal punto di vista della prevenzione dei comportamenti a rischio. Il focus di questi interventi in genere riguarda l’area dell’educazione alla salute per facilitare lo scambio di informazioni su comportamenti potenzialmente negativi, quali il fumo, le droghe, i comportamenti sessuali non protetti e i rischi di infezione da HIV.
Qual è la chiave del successo di questi modelli?
Molti studi hanno evidenziato notevoli benefici nell’applicazione dei modelli di Peer Education.
Una delle ragioni può essere ricondotta alla teoria social-cognitiva di Bandura, che sottolinea come nel contesto sociale siano attivi processi di apprendimento per imitazione. Gli educators possono essere validi modelli da imitare e devono avere credibilità nel gruppo se vogliono essere influenti. Alcuni autori sostengono che questa credibilità è data loro dal ruolo; di per sé avere un ruolo di educator nel gruppo pone questi soggetti in una condizione di rilievo e di attenzione da parte degli altri ragazzi. Altri autori sottolineano invece l’importanza di reclutare leaders positivi che già svolgono un ruolo significativo nel gruppo. Gli educators hanno un effetto di influenza non solo sui comportamenti ma anche sugli atteggiamenti e sulle opinioni dei compagni, per questo è opportuno prevedere la selezione di ragazzi e ragazze definiti “opinion leaders” capaci cioè di dare informazioni e diffondere la comunicazione nel gruppo.
Un altro modello teorico importante per spiegare i meccanismi di funzionamento dei modelli di Educazione tra Pari è la teoria dei ruoli. I ragazzi operatori possono acquisire e mantenere certe competenze interpersonali in virtù del ruolo. In particolare, i peer educators cercheranno di adattarsi alle aspettative derivanti dal ruolo intrapreso e si comporteranno conseguentemente. L’assunzione di responsabilità comporta una maggiore comprensione dei comportamenti tipici di quel ruolo ed un impegno verso una coerenza di comportamenti e atteggiamenti.
Conclusioni
In sintesi, dall’analisi dei modelli di Educazione tra Pari si rileva come questi abbiano dimostrato capacità di attivare cambiamenti e presentino caratteristiche di complessità e di valore. Un esempio in tale direzione è costituto anche dal progetto “Ultimora” dove il progressivo coinvolgimento dei ragazzi e il potenziamento delle loro competenze rispetto alle conoscenze e ai nuovi linguaggi ha comportato cambiamenti significativi nei peer educators e una capacità di diffusione del messaggio su larga scala.
immagini dell'articolo a fianco:
Il coinvolgimento dei pari

Ersilia Menesini

© 2007 senzamargine | anno VI – aut. Trib Lucca n. 815 del 22/02/05
rivista realizzata col contributo del Piano Integrato della Cultura 2008 della Regione Toscana